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Come abbiamo promesso, continueremo questo argomento entusiasmante, che è così versatile come una sfera. Quanto più ci si rivela, tanto piùnovità appariranno. Quindi c’è ancora molto da guardare e meravigliarsi. Ci siamo rimasti con l’argomento nella parte precedente che l’eco, come termine, rappresenta diversi fenomeni, ma nella lingua Ungherese questa è l’unica parola a nostra disposizione. Perciò abbiamo inserito le parole echo, delay e reverb dall’Inglese, con le quali riusciamo a descrivere molto meglioi diversi effetti. Poi abbiamo creato anche un raggruppamento fenomenale, in cui si svela che la prima metà degli effetti l’eco si presenta perlopiù come effetti creativi ,mentre l’altra metà crea lo spazio. Ebbene sì che questo è solo l’inizio!

Osserviamo l’eco un po’ più da vicino!

Già, questo è l’eco classico conosciuto da molti, quando un certo suono si ripete più tardi, anche in una forma ritmica, cioè diventa di nuovo udibile, ma ogni singola ripetizione è sempre più bassa e bassa. Il livello del segnale del suono riflesso si diminuisce in tutti i casi, giusto per utilizzare qualche terminologia settoriale. Ci vuole decisamente un tempo lungo tra le ripetizioni, quindi le sentiamo e percepiamo completamente separate l’una dall’altra. E che quante ripetizioni fanno la media? Rimaniamo così, che se ne parla di un numero basso.

Di solito viene utilizzato quando si producono effetti sonori speciali, tante volte sincronizzati con il ritmo del del pezzo di musica. Per i laici può essere assolutamente ingannevole, persino fastidioso che questo tipo di ritardo sia spesso prodotto da ingegneri del suono che utilizzano il dispositivo di ritardo (delay). Cioè, c’è poco atteggiamento coerente sull’argomento. Vale a dire, che talvolta i termini eco e ritardo (delay) volano liberamente come sinonimi l’uno dell’altro, ma prima o poi comunque diventa chiaro, che chi cosa intende esattamente con il proprio termine.

Ma allora qual è esattamente la differenza tra l’eco e ritardo (delay)?

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Per rispondere a questa domanda, prima vediamo un po’ di biofisica. Insomma le ricerche scientifiche rivelano che mediamente il nostro udito può memorizzare un suono che dura 100 millisecondi. Ovverosia, in pratica, questo significa che se tra due suoni trascorrono un minimo di 100 millisecondi o di più, questi vengono percepiti come se fossero separati l’uno dall’altro. Invece se il tempo è più breve di questo, ce li sembrano ininterrotti. Tuttavia per riconoscere l’eco diverso dal suono sorgente, devono trascorrere almeno 100 millisecondi. Dai,forza! Analizzeremo ancora un po’ la fisica.

Un suono è capace di viaggiare in media a 343 metri al secondo, lasciando una distanza di 34,3 metri in 100 millisecondi. Ben detto, ma che l’eco si possa formare, il suono deve prima raggiungere la superficie su cui rimbalza e soltanto dopo questo può ritornare a percorrere la stessa strada che aveva già fatto una volta.

Allora, questo significa che dimezzando i dati di sopra otterremo il valore ottimo. Supponiamo di trovarci a 17 metri da una superficie ampia e liscia, perfetta per riflettere l’eco. In questo caso, se emettiamo un suono con abbastanza decibel ed entusiasmo, ci ritroveremo a udire due volte il suono. Da un lato, quando il suono diretto parte per il suo percorso. D’altro canto, quando l’eco torna a noi fedelmente. Quindi siamo riusciti a chiarire l’eco e presentarla in una forma sufficientemente sensibile.

E il fenomeno del ritardo (delay)?

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Elvis slapback delay: ecco come appare l’effetto di ritardo (delay) in diversi posti, che è uno strumento popolare per le registrazioni classiche. Ma di cosa si tratta?

Il delay in realtà è un ponte tra l’eco e il riverbero (reverb), ma potremmo anche dire che è una sovrapposizione tra i due tipi di eco. La semplice ragione di ciò è che esso è in grado di produrre parzialmente entrambi tipi di eco in base alle impostazioni. Tuttavia è consigliabile distinguere tra questi due termini, quindi il concetto separato di ritardo (delay) è assolutamente corretto.

E che si fa con il livello del segnale del suono ritardato? Qui possiamo trovare una differenza rispetto all’eco. Il livello del segnale è relativamente alto, poiché il tempo di ritardo è così breve che non sentiamo il suono di ritorno completamente separato dal suono sorgente, mentre il numero di ripetizione è scarso.

Il delay non si verifica in natura da solo, dunque è proprio una soluzione ingegneristica. Guardando da un punto di vista tanto semplice la sua funzionalità, con il suo supporto è possibile a simulare un effetto di spazialità senza la sfocatura del suono.

Cosa sono gli effetti di modulazione?

Siamo partiti a mille, e allora non fermiamoci a questo punto! Durante la riproduzione combinata del suono sorgente e ritardato, la qualità del suono cambia alla luce del tempo trascorso tra di loro. I ritardi (delay) di una certa durata di tempo creano l’illusione della distanza e della spazialità, ma quelli con un valore inferiore creano dei tipi di effetti sonori completamente diversi. Questi sono chiamati effetti di modulazione. Chorus e flanger/phaser rientrano in questa categoria.

Bene, basta così, ma diciamo che non è ancora finita qui. Anzi,vale la pena spiegare gli effetti di modulazione, quindi proseguiamo da qui nel terzo episodio del nostro articolo sull’eco, dove non mancherà la fisica, ovviamente, ma promettiamo che ci sarà da scoprire anche tanto brivido!

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